La prevenzione del tumore al colon

tumore del colonAbbiamo intervistato la dottoressa Francesca Galeazzi, dell’Associazione Italiana Gastroenterologi ed Endoscopisti Digestivi Ospedalieri (AIGO), per capire l’importanza dello screening per la prevenzione del tumore al colon

Come è cambiata a suo avviso la gestione dei pazienti con problematiche gastroenterologiche durante e dopo la pandemia?

Sicuramente la pandemia ha avuto un impatto importante sui pazienti, sulla gestione e anche sugli ospedali, come avete potuto ben vedere, però la gastroenterologia, i gastroenterologi non si sono mai fermati, perché le urgenze, i ricoveri, le urgenze di endoscopia, le urgenze ambulatoriali sono sempre state garantite. Quindi i pazienti con priorità hanno sempre avuto accesso alle strutture ospedaliere ambulatoriali.

Quello sicuramente che può essere stato più critico è la gestione dei controlli. Con pazienti con visite prenotate che si sono trovate completamente annullate. La strategia è stata impostata, durante la prima ondata, durante il lockdown, che è stato devastante, un momento di emergenza, in cui abbiamo dovuto rapidamente riorganizzare il tutto.

Certo! Immagino siano stati seguiti dei protocolli speciali

Con delle variabilità legate alla situazione locale, all’impatto locale, alla situazione epidemiologica locale, però abbiamo cercato di approntare dei protocolli, sia per l’accesso sicuro dei pazienti, quindi distanziando gli orari, di accesso, con dei protocolli di anamnesi, la misurazione della febbre…

Quindi seppur con degli intervalli aumentati, a regime un po’ ridotto per continuare le attività e abbiamo cominciato a lavorare alla telemedicina.

La telemedicina può essere considerata una metodica complementare?

All’inizio in modo spesso un po’ “casalingo”, sentendo il paziente per telefono e a livello dei singoli ospedali e a livello associativo, la nostra associazione italiana di gastroenterologi, endoscopisti ospedalieri, stiamo preparando ancora delle modalità e delle piattaforme di telemedicina, che stanno implementando la loro attività, ed è un altro modo in cui riusciamo adesso a seguire i nostri pazienti.

Quindi in un certo modo è stata l’occasione per partire con una gestione diversa, alternativa, nel rapporto medico-paziente, che attenzione non sostituisce la visita, ma che ci aiuta quando questa non è possibile o quando non è necessaria.

Anche solo per la visione degli esami. Tante volte il paziente ha questo bisogno di mostrare degli esami, di una parola, al di fuori dell’occasione della vera e propria visita. Stiamo lavorando veramente tanto per implementare e rendere questi protocolli sempre più fluidi.

Data la complessità del momento possono esserci stati dei cambiamenti nella gestione dei programmi di screening. Siete riusciti nonostante tutto a mantenere i programmi previsti?

Abbiamo cercato di garantire i programmi di screening.

Tenga presente che tra le attività che abbiamo preservato, non solo noi, ma in tutta Italia, oltre alle emergenze, c’è stato il trattamento la cura e la diagnosi dei pazienti oncologici.

Possono esserci state delle sbavature, all’inizio c’è stato un impatto deflagrante… però i programmi di screening sono stati garantiti. Proprio perché è li che investiamo nella nostra salute, nel futuro, sulla vita e sulla qualità di vita. Quindi i programmi di screening abbiamo cercato di preservarli in qualsiasi modo.

E questa è una bella notizia che possiamo dare a tutti i nostri utenti. E’ importante sapere che nonostante la complessità del momento si riescono a portare avanti programmi così importanti come quelli di screening, di prevenzione e di cura del paziente oncologico.

In che cosa consiste lo screening colon-rettale della vostra campagna che state portando avanti?

In realtà è una campagna di screening del Sistema Sanitario Nazionale. Che noi, come gastroenterologi ospedalieri, all’interno della più grande federazione a cui aderiscono tutte le società che si occupano di gastroenterologia e società scientifiche, stiamo supportando con una grossa campagna di informazione e in questo stiamo cercando di farci aiutare anche da testimonial del mondo dello spettacolo, dello sport.

Quindi grossi testimonial che ci aiutano a mostrare e a diffondere il nostro messaggio alle persone.

Il cancro del colon è una delle neoplasie più importanti e più frequenti. Man mano che si avanza con l’età, insieme al tumore del polmone e della prostata nell’uomo e della mammella nella donna, è tra i tumori più diffusi. Si calcola che siano circa 20 mila – 40 mila nuovi tumori all’anno.

Un po’ più prevalente nelle donne. Siccome il cancro del colon è un patologia anche curabile, se presa in tempo, i programmi di screening non fanno altro che cercare di intercettare la malattia quando è in fase iniziale. Quando è rilevabile ma curabile.

E questo viene fatto in modo semplice, con la ricerca di occulte, minute quantità di sangue nelle feci.

Una cosa semplicissima, non dolorosa, non invasiva, molto semplice.

Infatti dopo i 50 anni, la popolazione riceve una lettera, un invito, va in farmacia, dove vengono forniti i contenitori, a casa fa la sua raccolta e la riporta in farmacia. Sul sito FISMAD (Federazione Italiana Società Malattie Apparato Digerente), c’è una sezione per i pazienti che spiega proprio questo.

Lo screening è una diagnosi su vasta scala, a tappeto, su persone sane, che non hanno sintomi. Quelle che hanno già sintomi accedono a percorsi di diagnosi e cura.

Mentre chi non ha sintomi potrebbe non saperlo… E’ questo l’obiettivo dei programmi di screening!

Mi permetta di fare un appello, a tutti i nostri utenti e i nostri follower: quando vi arriva la letterina, fate quello che vi viene chiesto, ossia andate in farmacia o dove vi viene indicato dalla letterina, recuperate il barattolino dove mettere il vostro campione,  e riportatelo dove vi viene detto, perché è una cosa importante.

Mi pare di capire che questo tipo di tumore sia abbastanza silente nelle prime fasi, non siamo consapevoli di averlo e se interveniamo nelle fasi iniziali abbiamo maggiori probabilità di successo, giusto?

Esattamente!

Quindi appoggio questa campagna informativa a nome di VediamociChiara. Anzi invito la dottoressa quando ha dei contenuti importanti da comunicare all’utenza, ad inviarceli e saremo felici di fare da ripetitori per informare tutte le nostre utenti, perché è importante e decisivo intervenire quanto prima possibile.

E’ un appello importante e doveroso e mi dà l’occasione di sottolineare che noi donne siamo un po’ più brave nella prevenzione. Infatti! Noi siamo già abituate a campagne di screening con metodiche più fastidiose, come la mammografia, il pap-test… siamo abituate ad aderire ad un programma di screening, per noi è quindi più semplice, però proprio per questo, noi, nelle nostre famiglie potremmo fare da ripetitori, da volano…

Anche per i mariti, i genitori, etc.Perché molte di noi si occupano anche della salute dei propri familiari o comunque ne sono informate, quindi proprio per questo possiamo ancor di più avere un’azione di motivare i nostri familiari e i nostri conoscenti.

Noi donne siamo più colpite degli uomini da questa patologia o c’è una equivalenza?

In realtà c’è una maggiore prevalenza negli uomini. Con il passare del tempo li stiamo raggiungendo… come abbiamo fatto con il tumore al polmone. Purtroppo li stiamo raggiungendo…

C’è un motivo particolare secondo lei?

Togliendo alcuni tipi di tumori che sono un po’ prevedibili, perché una fetta di questi ha anche una genetica alle spalle, sicuramente alcune abitudini di vita che abbiamo preso malamente dai nostri compagni non ci hanno agevolato. Pensiamo al fumo, lo abbiamo visto negli ultimi decenni i danni che può fare! E poi ha aumentato la prevalenza del tumore nel polmone anche nelle donne. Il fumo andrebbe abolito… l’alcol, non demonizziamo nulla delle nostre eccellenze enogastronomiche… però l’attenzione e moderazione!

Teniamo conto che noi donne abbiamo una struttura che è in grado di metabolizzare meno alcol rispetto all’uomo. Nel nostro organismo, i macchinari che metabolizzano l’alcol sono meno efficienti, rispetto all’uomo. Quindi non possiamo fare tutto come i maschi, non siamo “predisposte” diciamo così.

E poi sta cambiando tanto l’abitudine, la tipologia del bere, l’antipasto, gli aperitivi… quindi attenzione, perché le raccomandazioni sarebbero una unità alcolica al giorno per le donne. Quindi un bicchiere di vino!

Ragazze, quindi, un bicchiere di vino, questo lo possiamo bere, evitiamo il secondo e il terzo 🙂

Ovviamente se le nostre condizioni di salute non ravvedono delle controindicazioni. L’altra cosa è l’attività fisica, stiamo diventando sempre più sedentarie, il lockdown non ci ha favorito… anche se molti sono diventati bravissimi ad organizzare anche a casa le attività.

Però ovviamente la sedentarietà e l’aumento del peso corporeo sono dei fattori di rischio, non solo per il tumore del colon, ma anche per altre neoplasie.

Quindi l’alimentazione, una dieta troppo ricca di proteine animali espone anche qui, senza demonizzare le eccellenze enogastronomiche, anzi, io le apprezzo molto, però dobbiamo stare veramente attenti. Aumentare il consumo di fibre, fare attività fisica, stare attenti al peso corporeo. Qui il nostro medico di famiglia ci può aiutare, a definire anche in base all’età, alla struttura fisica, alle abitudini, qual è l’attività migliore per noi.

Questo è un punto assolutamente da sottolineare. Perché con un po’ di prevenzione e lo screening il tumore del colon si può prevenire abbattendo la mortalità. Si riduce non solo la presenza del tumore, ma anche la mortalità in modo significativo.

Quindi se preveniamo e se lo cerchiamo con le campagne di screening, noi possiamo evitare molte morti per questa neoplasia.

Un po’ noi, le nostre attività, il sistema sanitario di ricerca, un po’ la presa di coscienza della popolazione è una neoplasia che possiamo veramente battere.

E’ importante seguire i programmi di screening, seguire anche dei comportamenti alimentari e di vita che siano coerenti anche con la nostra età, perché è chiaro che con l’avanzare degli anni che si verifichino certe patologie, quindi molto sta a noi.

Noi di VediamociChiara lo diciamo sempre: la prevenzione è la chiave. E la prevenzione è in tanti piccoli passi, anche in alcuni comportamenti che ci aiutano a prevenire le patologie.

La nostra dott.ssa Maria Luisa Barbarulo intervista la dott.ssa Francesca Galeazzi per Redazione VediamociChiara © riproduzione riservata


Take Home Message – La prevenzione del tumore al colon
Abbiamo intervistato la dottoressa Francesca Galeazzi, dell’Associazione Italiana Gastroenterologi ed Endoscopisti Digestivi Ospedalieri (AIGO) per capire l’importanza dello screening per la prevenzione del tumore al colon.

Tempo di lettura “La prevenzione del tumore al colon”: 2 minuti

Ultimo aggiornamento: 03 dicembre 2024

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